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Trivago assume in Germania anche senza conoscenza della lingua

trivago assume in germania
Se siete alla ricerca di un lavoro all’estero forse questa è l’occasione giusta, la sede di lavoro è la Germania e l’azienda cerca giovani e professionisti da inserire nel proprio organico.

L’azienda è Trivago, il più grande motore di ricerca di hotel al mondo. Lo scopo di Trivago è offrire ai viaggiatori la possibilità di prenotare ed alloggiare negli hotel più convenienti, infatti il motore di ricerca confronta i prezzi di 726.278 hotel da 206 siti di prenotazione ogni giorno. Non per niente è diventato il punto di riferimento internazionale per chiunque intenda iniziare un viaggio.

Trivago offre la possibilità di poter lavorare con le ultime tecnologie e con persone provenienti da oltre 60 paesi in tutto il mondo. Offre la possibilità di uno sviluppo personale attraverso il lavoro autonomo in un ambiente che incoraggia le nuove idee, dove il personale può divertirsi e mettere in discussione il proprio status quo.

Ad oggi sono molto ricercate le figure da inserire nel reparto dell’online marketing, cioè tutto quello che offre la rete per pubblicizzare, indicizzare e migliorare la propria presenza nel grande mercato on-line.

Sempre per l’area on-line si cercano persone in grado di gestire il prodotto sul web, attraverso applicazioni, servizi, siti e i loro contenuti, quindi i web designer fanno parte di quel gruppo di persone ricercate.

Il lavoro in Trivago si suddivide in 4 categorie, che si differenziano dal tipo di inquadramento:

• entry-level;
• experienced;
• internship;
• student job/part-time;


Per l’entry level è richiesto almeno un anno di esperienza pregressa, è un contratto professionale di solito a tempo determinato di un anno ma che può diventare indeterminato.

Per l’experienced sono richiesti tre anni di esperienza pregressa o il raggiungimento di obietti durante la carriera, di solito dirige un team di lavoro ed è un contratto a tempo determinato della durata di un anno o indeterminato. Di solito c’è un periodo di prova di sei mesi.

L’internship è un contratto di lavoro full time per i neolaureati o laureandi di solito della durata di sei mesi.

Lo student job è un ruolo che non richiede esperienza, è a part time e solitamente è a tempo limitato della durata da 6 a 12 mesi.

TRivago inoltre offre assistenza per il trasferimento e per lo svolgere delle operazioni burocratiche necessarie quando ci si immette in un nuovo stato. Ci sono a disposizione alloggi aziendali con prezzi convenzionati che un dipendente può utilizzare per un periodo limitato nel frattempo che cerca una sistemazione adeguata.

I candidati devono possedere un’ottima conoscenza dell’azienda e del mercato, aver voglia di imparare ed avere un atteggiamento positivo, non è necessario sapere il tedesco anche se è consigliato, necessita però una buona conoscenza della lingua inglese.I candidati devono inviare il proprio curriculum vitae on-line attraverso il portale di Trivago, in ogni caso ci sarà una risposta. Se positiva il colloquio potrebbe avvenire via telefono, Skype o di persona.
Per candidarsi Clicca qui
Fonte Worky.biz

Bmw assume 8000 operai in Germania

8000 posti di lavoro alla Bmw
BMW, l’azienda tedesca produttrice di autoveicoli e motoveicoli, con sede a Monaco di Baviera, la scorsa settimana ha dato annuncio dell’assunzione di 8.000 mila risorse nel 2015.

Lo ha dichiarato Milagros Caina – Andree, Responsabile delle Risorse Umane BMW, nell’incontro tenutosi a Monaco di Baviera specificando che le nuove assunzioni sono dovute alle aumentate necessità produttive del Gruppo, grazie al costante incremento della domanda.

Gli 8 mila posti di lavoro in BMW, saranno concentrati in Germania, infatti circa 5.000 saranno le assunzioni in terra tedesca, mentre le restanti 3.000 saranno distribuite nelle altre sedi dell’azienda, presumibilmente, anche in Italia.

Attualmente in Italia, BMW offre le seguenti opportunità:

-          Responsabile Service Motorrad – BMW

Requisiti:

- circa 40 anni,

- diploma di scuola superiore o equivalente,

- esperienza significativa in un ruolo di responsabilità presso officine di concessionarie auto strutturate ed organizzate,

- ottima capacità di relazione e di organizzazione,

- ottima conoscenza del prodotto autoveicolo dal punto di vista meccatronico,

- buona conoscenza del pacchetto Office,7,

- orientamento agli obiettivi e al cliente,

- affidabilità, dinamismo,

- personalità propositiva e analitica e con spiccate doti di gestione del personale.

Sede di lavoro: Roma.



-          Stage After Sales Marketing & Product

Requisiti:

- dinamismo, flessibilità, precisione,

- ottima dimestichezza con gli strumenti informatici,

- buona conoscenza della lingua inglese ed una forte passione per il mondo Automotive,

- laurea in Ingegneria Gestionale o Economia (preferibilmente indirizzo Marketing).



-          Stage After Sales Retail Development-CSI

Requisiti:

- laurea in materie Economiche,

- ottime doti relazionali e comunicative,

- buona padronanza della lingua inglese,

- ottima conoscenza del pacchetto Office (in particolare Excel e Power Point),

- passione e conoscenza del settore automotive.



-          Stage Back Office Commerciale BMW MI

Requisiti:

- ottima dimestichezza con gli strumenti informatici,

- buona capacità di analisi,

- buona conoscenza della lingua inglese.



-          Stage Controllo di Gestione

Requisiti:

- laurea in Economia.

- flessibilità e dinamicità,

- buona padronanza della lingua inglese,

dimestichezza con il pacchetto Office, in particolare Excel e Power Point.
Per candidarsi clicca qui 
Fonte : Worky.biz

Le agenzie di lavoro in Germania tipo Gastrojob e altre sono legali ?

Agenzie lavoro in germania illegali
Abbiamo chiesto al Dr Alessandro Bellardita Magistrato attualmente giudice civilista presso l'Amtsgericht Heidelberg come funziona la legge e' se queste agenzie sono legali ;

Dr Alessandro Bellardita :
In Germania è legale, ormai dalla riforma Hartz I e III del governo rosso-verde di Schröder, iniziata nel febbraio del 2003 e portata a termine nel 2005 (con la riforma Hartz IV). Il mercato delle agenzie del lavoro è stato liberalizzato e flessibilizzato, prima era illegale chiedere un compenso per aver intermediato un contratto di lavoro, adesso, invece, chi ha la Arbeitsvermittlungsgenehmigung può chiedere anche una provvigione.


Codice di sicurezza sociale (SGB) Libro Terzo (III) l'Occupazione (Articolo 1 della Legge 24. Marzo 1997, BGBl. I, P. 594)
§ 296 Contratto di mediazione tra Intermediari e persone in cerca di lavoro

(1) Un Contratto in base al quale un Intermediario obbligato, o in cerca di occupazione di un posto di Lavoro di trasmettere, necessita della Forma scritta. Il Contratto prevede, in particolare, la Remunerazione dell'Intermediario indicato. Ai Servizi di Mediazione comprendono anche tutti i Servizi per la Preparazione e l'Attuazione della Mediazione obbligatoria, in particolare, l'Accertamento delle Conoscenze del Candidato, nonché con la Mediazione relative Orientamento professionale. L'Intermediario ha o a persone in cerca di lavoro il Contratto per Iscritto.
(2) La o delle persone in cerca di lavoro al Pagamento delle Indennità di cui al Paragrafo 3 solo l'obbligo, quando, a causa della Mediazione del Broker, il Contratto di lavoro stipulato. L'Intermediario non può Anticipazioni sulle Indennità di esigere o ricevere.
(3) La Retribuzione, ivi comprese le amministrazioni Iva di 2 000 Euro, salvo in caso di un valido Attivazione e Vermittlungsgutschein in una diversa Altezza, § 45, Paragrafo 6, comma 4, viene presentata o da un Decreto legislativo secondo il § 301 per determinate Professioni o Gruppi di persone diversamente stabilito. Per il Collocamento di Persone in Au-pair Rapporti, la Retribuzione Di 150 Euro.
(4) persone in cerca di occupazione, l'Intermediario di un codice di Attivazione e Vermittlungsgutschein presentare la Remunerazione, in deroga all'art 266 del Codice Civile in Rate da pagare. La Remunerazione è, dopo la Presentazione dell'Attivazione e Vermittlungsgutscheins fino al Momento differiti, in cui l'Agenzia per il Lavoro, a Norma dell'articolo 45, Paragrafo 6, ha pagato.

In breve queste agenzie sono legali e possono chiedere compensi in cambio di lavoro .La nostra opinione personale e' di evitarle in quanto abbiamo centinaia di casi e testimonianze di persone che si sono ritrovate a dover lavorare anche 13 ore al giorno con stipendi che non superavano le 600 euro mensili .Vi segnaliamo una fantomatica agenzia che si trova in Peru' e che vi offre lavoro in Germania in cambio chiaramente di denaro l'agenzia o fantomatica agenzia se esiste si chiama Fantin Jobs e anche qui qualcuno c'e' cascato purtroppo
Ringraziamo il Dr Alessandro Bellardita per le informazioni fornite
Lasciate nei commenti le vostre testimonianze se avete avuto a che fare con qualche agenzia 

Articolo 18 in Germania ,come funziona ( Sfatiamo notizie errate )

Come funziona l'articolo 18 in Germania
Stando a quello che riportano una buona parte dei quotidiani italiani, sembra che uno dei punti cruciali delle riforme sociali e del mercato del lavoro tedesco da parte dell’ex cancelliere Gerhard Schröder, sia stato quello di aver “introdotto” i cosiddetti minijob. Inoltre, non pochi sostengono che i minijob siano una forma di contratto senza tutele, che han fatto sì che si sia creato un vero e proprio strato di precariato, una “massa di lavoratori senza diritti”.

Cerchiamo di fare luce su queste “opinioni”: innanzitutto bisogna chiarire che i minijob non sono un’invenzione di Schröder. All’ex cancelliere va riconosciuto sicuramente il fatto di aver avuto il coraggio di riformare la Germania arrugginita dagli ultimi anni del governo Kohl. Ma non attribuiamo all’ex leader socialdemocratico - tra le tante cose che ha fatto - anche quelle che non ha fatto. Difatti, anche se in un formato diverso, i minijob esistono dalla fine degli anni settanta. Schröder ha soltanto aumentato il tetto massimo salariale da 325 a 400 euro. Vale a dire: si può avere un minijob esente da tasse fino, appunto, a 400 euro mensili (attualmente dopo l’ennesima riforma, fino a 450 euro). Oltre a questo, il governo rosso-verde abrogò il limite delle ore lavorative che esisteva per i minijob prima della riforma (fino a 15 ore settimanali), dando agli imprenditori più flessibilità.
Per quanto riguarda i diritti dei lavoratori bisogna, invece, dire con fermezza, che il minijob è un contratto di lavoro vero e proprio: il dipendente ha il diritto alle ferie (ovviamente in rapporto ai giorni lavorativi), alla retribuzione in caso di malattia e alla maternità, giusto per citare quelli fondamentali. Se l’azienda per la quale lavoro con un contratto minijob ha più di dieci dipendenti e il mio rapporto di lavoro dura oltre sei mesi, posso usufruire anche dello statuto dei lavoratori e, dunque, mi spetta anche la tutela contro i licenziamento in caso che questo risulti ingiusto.

Poi non bisogna dimenticare che, anche chi ha un contratto minijob, può, dopo un mese di lavoro, chiedere al suo datore di lavoro una stesura del contratto di lavoro. In altre parole, il datore di lavoro è obbligato a dare al dipendente un contratto scritto; è quanto prevede il cosiddetto Nachweisgesetz. E allora perché i minijobber si sentono lavoratori di serie B? Perché esiste una divergenza enorme tra quelli che sono i diritti dei lavoratori e quello che ne consegue nei fatti.

Molti temono le spese legali (chi va da un avvocato per difendere un contratto minijob dopo essere stato licenziato?) e altri preferiscono subire il licenziamento ingiusto o accettare di non essere pagati in caso di malattia, piuttosto di far valere i diritti che prevede la legge. Tutto qui. Esiste, tuttavia, un rimedio: si chiama gratuito patrocinio (Prozesskostenhilfe), vale a dire chiedere allo stato di sostenere le eventuali spese legali.
Fonte :Giurista.info

Le ferie lavorative in Germania ,come funziona e quali sono i vostri diritti

Come funzionano le ferie lavorative in Germania
Il diritto alle ferie
In Germania il Bundesurlaubsgesetz (vale a dire: la legge federale sulle ferie) dell’8 gennaio 1963 stabilisce nell’ambito della rubrica „diritto alle ferie“, che tutti i lavoratori (dipendenti) hanno diritto, in ciascun anno, a ferie retribuite, mentre l’articolo 3, rubricato come „durata delle ferie“, dispone che le ferie hanno una durata minima di 24 giorni lavorativi l’anno, se il dipendente lavora sei giorni a settimana, altrimenti 20 giorni se ne lavora 5 a settimana (e così via). Questo diritto vale per tutti i settori lavorativi, indipendentemente dal fatto che esista un contratto scritto o meno. E chi ha solo un contratto part-time? Anche in questo caso avrà dirit-to alle ferie, ovviamente in relazione ai giorni che lavora rispetto ad un dipendente full-rime.

„Riportare“ le ferie è possibile?
La legge federale tedesca prevede, inoltre, che le ferie devono essere concesse e godute nell’anno in corso. Un riporto delle ferie all’anno successivo è ammissibile solo qualora sus-sistano rilevanti ragioni legate alla gestione dell’impresa o alla persona del lavoratore (in ted.: betriebliche Gründe). In caso di riporto, le ferie devono essere concesse e godute nei primi tre mesi dell’anno successivo e qualora le ferie non possano essere più concesse, integralmente o in parte, a causa della cessazione del rapporto di lavoro, sarà versata un’indennità sostitutiva. Del resto bisogna considerare, che nei primi sei mesi dall‘assunzione i dipendenti accumulano 1,5 giorni di ferie al mese di cui possono usufruire a partire dal settimo. E attenzione: la legge, che vieta la monetizzazione delle ferie, non stabilisce un tetto per i giorni di riposo.

La malattia e le ferie
Mi preme, tuttavia, accennare due casi particolari, concernenti la malattia durante le ferie: ai sensi del § 7 del Bundesurlaubsgesetz, il diritto alle ferie del lavoratore in malattia è soggetto a decadenza nel caso in cui egli non usufruisce delle ferie - come già detto - entro il 31 marzo dell’anno successivo a quello di maturazione. In seguito alla decisione della Corte di Giustizia Europea del 20 gennaio del 2009, tuttavia (cosiddetta causa “Schultz-Hoff”), il diritto alla ferie di un lavoratore in malattia non è più soggetto a decadenza: dunque, anche in Germania, il diritto alla ferie del lavoratore in prolungata malattia può essere rivendicato senza limiti temporali. Inoltre, con la sentenza del 21 giugno 2012, la Corte di Giustizia Europea ha stabi-lito che “il lavoratore la cui incapacità lavorativa sia sopravvenuta durante il periodo di ferie annuali retribuite ha il diritto di recuperare in un momento successivo un periodo di ferie di durata equivalente a quella della sua malattia”.

Pertanto, il lavoratore ha il diritto di fruire delle ferie annuali retribuite coincidenti con un periodo di congedo di malattia in un periodo successivo, e ciò indipendentemente dal momen-to in cui tale incapacità lavorativa sia sopravvenuta.
Fonte : Dr Alessandro Bellardita Giurista.info

Come funziona il periodo di prova lavorativo in Germania

Come funziona il periodo di prova sul lavoro in Germania
Il periodo di prova
Ultimamente sono giunte molte domande da parte dei nostri lettori relative al cosiddetto periodo di prova (Proebzeitverhältnis).
Cosa è il periodo di prova? Il periodo di prova (Probezeit) viene stabilito nei contratti all’inizio di un rapporto di lavoro. Durante questo periodo il lavoratore può essere licenziato con un preavviso di sole due settimane (art. 622 codice civile tedesco). Nella maggior parte dei contratti di lavoro viene stabilito un periodo di prova che va dai tre ai sei mesi.

Ma il periodo di prova può essere stabilito anche nell’ambito di un contratto a tempo determinato? La risposta è sì, ma dipende dal termine pattuito. Un contratto di due anni può prevedere un periodo di prova di sei mesi. Ma un contratto di soli sei mesi, non può contenere una clausola con un periodo di prova di sei mesi. In quel caso il periodo di prova dev’essere ridotto e adeguato alla durata complessiva del contratto.

Dopo il periodo di prova il dipendente può essere licenziato? Sí, ma con termini più lunghi, almeno di quattro settimane e, nel caso in cui l’azienda impiega oltre 10 dipendenti, osservando i principi della tutela contro i licenziamenti (Kündigungsschutzgesetz).

Può essere licenziato un dipendente durante il periodo di prova perché è stato malato „troppo a lungo“, ad esempio oltre quattro settimane? La risposta è sì. La malattia del dipendente è uno dei motivi principali che possono giustificare un licenziamento. Non è vero che in Ger-mania sia proibito licenziare un dipendente malato.

Dopo aver lavorato presso un azienda per un periodo di un anno (primo contratto determinato), può il datore di lavoro stabilire un periodo di prova nell’ambito del secondo contratto (indeterminato)? La risposta è no. Il periodo di prova pattuito è nullo. Il datore di lavoro, difatti, conosce le qualità del dipendente. Pattuire un periodo di prova non fa senso.

Fonte : Dr Alessandro Bellardita Giurista.info

Contratto obbligatorio nella gastronomia in Germania , non fatevi ingannare

Lavoro in Germania contratti
Il contenuto che state per leggere ci e' stato fornito dal Dr .Alessandro Bellardita magistrato - attualmente giudice civilista presso l'Amtsgericht Heidelberg (pretura) in Germania ,per cui la fonte del articolo e' a tutti gli effetti affidabile .
Contratto di lavoro nella gastronomia in Germania
Da qualche mese ricevo regolarmente lettere da parte di persone che lavorano nella gastronomia in Germania. Quasi tutti mi chiedono se fosse vero, che nel settore della gastronomia non sussista l'obbligo del contratto di lavoro per iscritto. Secondo alcuni "esperti" nella gastronomia si può lavorare anche senza contratto.

Bene, questo non è assolutamente vero. A norma del § 2 Nachweisgesetz, ogni datore di lavoro è obbligato di mettere a disposizione dei propri dipendenti entro un mese dall'inizio del rapporto di lavoro un contratto.

Questo deve contenere nome, cognome e l'indirizzo delle parti, la data d'inizio del rapporto lavorativo, la durata (in caso di contratto determinato), il luogo del posto di lavoro, una breve descrizione del lavoro da svolgere, gli orari di lavoro, la durata dei giorni di vacanza che spettano al dipendente e i termini per un eventuale licenziamento.

Unica eccezione dall'obbligo del § 2 NachwG: un rapporto di lavoro provvisorio con durata massima di un mese.
Fonte :Dr Alessandro Bellardita Giurista.info

Il sistema sanitario Tedesco - Come funziona

Come funziona la sanita' in germania
In Germania la copertura della spesa sanitaria avviene attraverso un sistema di carattere prevalentemente solidaristico. Alla base del circuito assicurativo-finanziario si pone la protezione sociale (Sozialversicherung) che copre, attraverso circa 1.200 fondi pubblici o casse malattia (Krankenkassen), l'86,9% della popolazione; un ulteriore 2,4% (prevalentemente dipendenti pubblici) fruisce di una copertura di natura comunque statale o parastatale.
Alla protezione sociale si accede attraverso il versamento di contributi sociali, obbligatori per i soggetti con un reddito inferiore a una determinata soglia (attualmente pari a circa 70 milioni) e facoltativi, come si vedrà in seguito, per quelli con un reddito superiore. L'aliquota varia in relazione al reddito medio e al rischio sanitario medio delle persone appartenenti al fondo in questione. Tali fondi sono enti autonomi senza finalità di lucro, gestiti da rappresentanti dei lavoratori e da datori di lavoro; i principali, organizzati per aree geografiche, categorie professionali o singole imprese sono:
casse locali, a cui era iscritto nel 1991 circa il 30% della popolazione (prevalentemente lavoratori dipendenti);
casse suppletive per impiegati e operai, con una quota pari al 25% del totale della popolazione;
casse aziendali, al servizio di tutti i dipendenti delle imprese presso le quali sono costituite (raccolgono circa l'8% del totale);
casse corporative, obbligate per legge ad assicurare tutti i lavoratori dipendenti (4% del totale) che lavorano in imprese artigiane il cui titolare appartiene a una corporazione di arti e mestieri;
casse dei minatori e dei marinai, gestite a livello statale da un unico ente a causa del limitato numero di associati (pari al 2% della popolazione);
casse degli agricoltori, presenti in ciascuno dei 19 consorzi agricoli del paese, pari all'1% del totale.
A differenza della maggior parte dei sistemi solidaristici europei, la protezione sociale non copre necessariamente l'intera popolazione. Circa l'11% di abitanti, infatti, percependo un reddito superiore a una determinata soglia, puo optare per una forma di copertura assicurativa privata.
Il sistema sanitario tedesco è quindi caratterizzato da due circuiti assicurativi differenti: il primo, pubblico, basato sulla presenza di casse mutue che garantiscono la copertura di determinate categorie di cittadini, il secondo, privato, a cui puo accedere la parte di popolazione con reddito elevato (Giuliani, 1996b; Onetti, 1995).
Ai fondi pubblici è attribuita per legge un'ampia autonomia decisionale che consente, attraverso il controllo dell'attività dei medici, di orientare i comportamenti prescrittivi per incentivare la diffusione dei farmaci meno costosi. All'interno del sistema tedesco, gli enti erogatori di assistenza sanitaria godono di una certa autonomia decisionale nelle scelte di allocazione e impiego delle risorse. L'offerta di servizi sanitari è in buona parte affidata a operatori privati. Il governo federale esercita il proprio controllo sull'erogazione di servizi attraverso la definizione delle regole a cui tutti gli operatori, pubblici o privati, si devono attenere e la formulazione di obiettivi generali di spesa. Nel 1989 erano presenti in Germania 1.046 ospedali pubblici, 1.021 ospedali senza fini di lucro e 978 cliniche private.
L'assistenza di base è garantita da circa 70.000 medici convenzionati, i quali ricevono i propri onorari dalle casse mutua, oppure direttamente dal paziente nel caso quest'ultimo sia coperto da un'assicurazione privata.

Le leggi in Germania - Dr Alessandro Bellardita

Licenziamenti in germania le leggi
Ringraziamo il Dr Alessandro Bellardita per la collaborazione concessa a questo blog Da oggi c'e una nuova rubrica nel nostro blog su le leggi in Germania : Licenziamenti ,diritti dei lavoratori e molto altro .
Dr. Alessandro Bellardita è un magistrato - attualmente giudice civilista presso l'Amtsgericht Heidelberg (pretura) - e giornalista: si è laureato in giurisprudenza nel 2004 (università di Mannheim), fino al 2008 ha lavorato come assistente universitario (cattedra di diritto civile e dei trasporti - Prof. Dr. Karsten Otte - Universität Mannheim), poi, dal 2005 al 2006 ha ricevuto una borsa di studio dal Kölner Gymnasial- und Stiftungsfonds e dal 2005 al 2009 ha svolto il dottorato di ricerca. Dal 2005 al 2012 ha collaborato con il quotidiano EUROPA (scrivendo sulla politica tedesca) e dal 2007 cura la rubrica legale del Corriere d'Italia e del mensile Buongiorno Italia, occupandosi di temi relativi al diritto tedesco. Presso uno studio legale internazionale (Moore Stephens - KMB) - dopo il tirocinio (Referendariat) al tribunale di Darmstadt - è stato avvocato dal 2010 al 2012 (diritto societario e del lavoro). Dal 2014, accanto alla carica di magistrato, insegna diritto del lavoro presso l'Accademia federale della Croce Rossa (DRK).
Il sito del Dr Alessandro Bellardita lo trovate a questo link .Giurista.info

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Licenziamento in Germania - Cosa fare e come comportarsi

Cosa fare se si viene licenziati
I primi passi dopo un licenziamento
Il primo passo è semplice e bisogna farlo subito: il lavoratore deve fare delle fotocopie del licenziamento e recarsi presso l’agenzia del lavoro (Bundesagentur für Arbeit), altrimenti c’è il rischio di perdere una parte del sussidio per la disoccupazione (ALG I).

Il dipendente che ha ricevuto un licenziamento ha, oltretutto, il diritto di rivolgersi all’agenzia del lavoro anche se il rapporto lavorativo continua a sussistere. L’operaio, dunque, deve essere liberato dall’obbligo lavorativo per potersi recare entro i termini previsti dalla legge presso l’agenzia del lavoro.

Il secondo passo da fare è quello di richiedere al datore di lavoro un attestato (Zwischenzeugnis). Questo è importante per la ricerca di un nuovo impiego e può assumere un ruolo rilevante anche durante un possibile processo. È importante sapere, che ogni dipendente ha un diritto di ottenere un attestato di lavoro e il datore di lavoro è obbligato a consegnarlo entro un termine ammissibile (in genere entro due settimane).

Come difendersi da un licenziamento
In genere non è facile per il datore di lavoro dichiarare un licenziamento a norma di legge. Per questo, nella maggior parte dei casi, per il lavoratore è conveniente far esaminare la lettera di licenziamento da un avvocato o dai rispettivi esponenti del sindacato (ammesso che questo nel proprio settore lavorativo esista) subito dopo averla ricevuta. Questo vale anche nel caso in cui la propria impresa abbia un cosiddetto consiglio di fabbrica (Betriebsrat), perché anche i membri di questo organo non sono infallibili.

Il legislatore, difatti, ha stabilito una serie di presupposti formali, alle quali ogni licenziamento deve attenersi: in primo luogo deve essere in forma scritta. Un’e-mail oppure una lettera non firmata dal datore di lavoro non è sufficiente. Anche una firma per incarico (im Auftrag) in genere non basta. Inoltre, una copia del licenziamento è insufficiente anche quando il datore di lavoro ha mostrato all’operaio l’originale.

Accanto a questi presupposti formali, vi sono altri motivi per i quali un licenziamento può essere confutato: le limitazioni più importanti si trovano nella legge sulla tutela dai licenziamenti (Kündigungsschutzgesetz – KSchG), che trova – in genere – applicazione in unità produttive con almeno dieci dipendenti.

Per un licenziamento disciplinare (verhaltensbedingte Kündigung) occorre almeno un avviso (Abmahnung). Se questo manca, il datore di lavoro non avrà gioco facile nell’ambito di un processo. Un licenziamento dovuto a motivi personali del lavoratore (personenbedingte Kündigung) è possibile, ad esempio, in caso di frequenti malattie brevi o in presenza di una malattia molto lunga.

Nel caso di un licenziamento per motivi aziendali (betriebsbedingte Kündigung) il datore di lavoro deve rispettare alcuni criteri sociali (Sozialauswahl): infatti, nel caso in cui all’interno di un’impresa debba essere eliminato un posto di lavoro in un settore in cui lavorano dipendenti tra loro equiparabili, il datore di lavoro deve scegliere tra questi chi deve essere licenziato. I criteri previsti dalla legge sono: la durata d’appartenenza del dipendente all’impresa, la sua età e gli obblighi di mantenimento del dipendente. Un dipendente che deve mantenere una famiglia è, dunque, privilegiato rispetto ad un dipendente single. Secondo la Corte Costituzionale, comunque, anche le aziende più piccole (Kleinbetrieb) sono tenute, anche se limitatamente, a rispettare alcuni criteri sociali.

Inoltre, è sbagliato pensare che, dopo ogni licenziamento, ogni prestatore di lavoro abbia il diritto a una liquidazione (Abfindung), vale a dire a un trattamento di fine rapporto. Una liquidazione, tuttavia, può essere raggiunta grazie ad un patteggiamento con la controparte (in questo senso non cambia nulla il § 1a KSchG). Solitamente tale trattamento si calcola sommando per ciascun anno di servizio una quota pari alla metà dell’importo mensile lordo.

Un licenziamento, però, è valido se il lavoratore non reagisce entro la scadenza dei termini previsti dalla legge. Intentare un’azione legale contro il licenziamento entro il termine stabilito dalla legge è importante: in genere bisogna depositare gli atti entro tre settimane dal giorno in cui il lavoratore ha ricevuto il licenziamento. Il termine delle tre settimane vale anche nel caso in cui il datore di lavoro offre al dipendente un nuovo posto di lavoro con altre condizioni contrattuali (Änderungskündigung). Anche in questo caso il tribunale del lavoro potrà controllare se il datore di lavoro ha rispettato i criteri sociali o meno.

Particolare attenzione bisogna fare per quanto riguarda la risoluzione consensuale del contratto lavorativo (Aufhebungsvertrag). Chi firma un contratto simile deve sapere che potrà andare incontro a seri problemi per quanto concerne il sussidio per la disoccupazione, perché spesso le agenzie del lavoro in presenza di un Aufhebungsvertrag rifiutano il pagamento dell’indennizzo per alcune settimane (Sperrzeit), in casi estremi fino a dodici settimane.
Fonte : Giurista.info 

Pausa per fumare in Germania - Come funziona sul lavoro

Legge sul fumo in Germania nel ambiente lavorativo
Fumare a lavoro - diritti e doveri
Le associazioni dei datori di lavoro vogliono vietare del tutto ai propri dipendenti di fumare. Stando a quanto riportano alcuni quotidiani tedeschi, pare che vi sia già un progetto di legge che va in questa direzione. Ma cosa dice il diritto tedesco in proposito?

In linea generale vale il seguente principio: i lavoratori hanno diritto ad un posto di lavoro "senza fumo". Questo è il nucleo di molte sentenze della Corte federale der lavoro, il Bundesarbeitsgericht.

Anche la Arbeitsstättenverordnung prevede una tutela dei dipendenti contro il fumo, che, come tutti sanno, nuoce alla salute anche nella forma passiva. Il datore di lavoro, difatti, ha l'obbligo di preservare la salute dei propri dipendenti, sempre e ovunque nella propria azienda.

Ma può il datore di lavoro vietare del tutto di fumare? La risposta è "Ja", per dirla con i tedeschi. Lui ha il cosiddetto Hausrecht, ovvero il diritto di decidere cosa "in casa propria" si può fare o non si può fare.

D'altro canto, però, deve dare anche la possibilità ai dipendenti fumatori di poter esprimere la loro libertà individuale. Vale a dire: in qualche angolino i fumatori possono poter consumare le loro Lord, Marlboro, Lucky e compagnia varia.

Ma sussiste anche un diritto di pausa per i fumatori, la possibilità di fare un intervallo per fumare?

In linea generale no, e in questo ambito del rapporto del lavoro non esistono regole vigenti. Tuttavia, se il datore di lavoro ha tollerato per anni le pause di 5 minuti, dovrà farlo anche in futuro, almenochè non abbia motivi validi per poter vietare le pause (ad esempio: organizzazione aziendale, mancanza di sostituti ecc.). Secondo una sentenza del tribunale amministrativo di Colonia, tuttavia, il datore di lavoro non è obbligato a mettere a disposizione ai lavoratori che fumano una "stanza fumatori".

Il problema, comunque, è più serio di quanto si possa pensare. I numeri parlano chiaro. Secondo una ricerca dell'università di Amburgo, l'economia tedesca perde ogni anno circa 28 milioni di euro a causa delle "pause fumo" nelle aziende.
Fonte : Giurista.info 

Imparare il Tedesco ,audio corso gratuito

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Perche' imparare il Tedesco ; Il Tedesco è la lingua più parlata in Europa
In Europa 100 milioni di persone parlano il Tedesco come madrelingua, moltissimi altri come seconda. In tutto il mondo 120 milioni parlano il tedesco. Oltre 20 milioni di persone intraprendono lo studio del Tedesco. Il tedesco dà opportunità di maggiore mobilità sia nel viaggio di istruzione, nell'impegno culturale, nello studio e lavoro, permette di stabilire rapporti diretti con i partner di lingua tedesca e di acquisire maggiore consapevolezza della propria cittadinanza europea. Parlare il Tedesco significa superare gli ostacoli, raggiungere i mercati interni ed oltre frontiera, trasmettere voglia di collaborazione, di fiducia e serietà. Continua a leggere 

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Legittima difesa approvata la legge in Italia

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Con 244 sì e 175 no l’aula della Camera ha definitivamente approvato la legge sulla legittima difesa.In base al testo approvato sarà possibile ricorrere alle armi per difendere la propria incolumità o i propri beni nella propria casa.L’Unione ha votato compatta contro il provvedimento, fortemente voluto dalla Lega.Secondo la nuova legge, in sintesi, chi, trovandosi in casa propria o nel luogo di lavoro, si sente aggredito o minacciato, o crede minacciati e aggrediti i beni che gli appartengono, può reagire come crede, utilizzando le armi “legittimamente detenute” ed anche uccidendo, perché la sua reazione sarà sempre considerata “proporzionata”.REAZIONE SEMPRE PROPORZIONATA Il testo stabilisce che il rapporto di proporzione esista sempre se qualcuno che si trova in casa propria o nel posto dove lavora “usa un’arma legittimamente detenuta o altro mezzo idoneo” per difendere non solo la “propria o altrui incolumità”, ma anche i beni “propri o altrui”. E questo quando “non vi è desistenza e vi è pericolo di aggressione”.SPARISCE L’ECCESSO DI DIFESA, NON SOLO IN CASA Questo tipo di difesa non conoscerà più “l’eccesso” per il quale fino ad ora si poteva venire condannati. Essa potrà essere esercitata anche in ogni altro luogo “ove venga esercitata un’attività commerciale, professionale o imprenditoriale”.FAR WEST Paolo Cento, vicepresidente della commissione Giustizia della Camera e coordinatore politico dei Verdi, commenta;L’approvazione della nuova norma si introduce nel nostro ordinamento un vero e proprio principio da far west che delega l’uso della forza ai cittadini con l’unico risultato certo di aumentare i rischi per l’incolumità delle persone a cominciare dalle stesse vittime dei reati ;.Gli fa eco Marcella Lucidi, deputato dei Ds, membro della commissione giustizia della Camera dei Deputati ;All’escalation della violenza e delle rapine, ai tagli per le risorse alle forze dell’ordine, questa maggioranza tenta di rispondere approvando una legge pericolosa che invita i cittadini a fare da soli perché lo Stato non sa e non può difenderli.DALLA PARTE DELLE VITTIME’altro avviso Antonio Marotta, componente Udc della stessa commissione Giustizia: «L’Udc sta dalla parte delle vittime e non degli aggressori. La legge approvata oggi non va nella direzione di armare i cittadini e di farne tanti sceriffi… Rimane infatti fermo il principio di legittima difesa e si è voluto con la nuova normativa risaltare alcune situazioni quali la violazione di domicili
fonte : Panorama.it

Lavorare in Germania cosa occorre e dove rivolgersi

cosa occorre per lavorare in germania (documenti necessari)
Per un italiano che voglia andare in Germania non è necessario un permesso di lavoro, ma è sufficiente adempiere ad alcune incombenze burocratiche:

1) Anmeldung e A.I.R.E. Una volta giunti in Germania occorre recarsi al più vicino Burger Service, il corrispettivo tedesco del nostro ufficio circoscrizionale, e farsi consegnare l’Anmeldung, il certificato che attesta il nuovo domicilio. Chi ha intenzione di restare in Germania a tempo indeterminato  può iscriversi all’A.I.R.E. per comunicare il cambio di residenza ufficiale. Per dimostrare che si abita in Germania occorre portare con sé il contratto d’affitto.

2) Steueridintetifikationsnummer. Una volta regolarizzata la propria posizione, si ottiene il Steueridintetifikationsnummer, equivalente del nostro codice fiscale. Con questi documenti è già possibile essere regolarmente assunti. 

3) Previdenza e copertura sanitaria. Dopo avere ottenuto questi documenti il passo successivo prevede di mettersi in regola con la previdenza sociale e con la copertura sanitaria. Occorre recarsi in un ufficio fiscale (Finanzamt) con Anmeldung e Steueridintetifikationsnummer e compilare un modulo la cui compilazione definisce la fascia fiscale in cui occorre essere inseriti. Dopo pochi giorni si riceve, via posta, la tessera per la previdenza sociale e un codice di identificazione per ricevere i contributi tedeschi. 

Un percorso tutto sommato semplice in confronto ai labirintici e kafkiani iter di casa nostra. Ma non è soltanto la snellezza della burocrazia tedesca a invogliare a partire. Innanzitutto c’è un’economia sana, capace di premiare i giovani con retribuzioni e contratti coerenti con formazione, titoli di studio e background professionale, secondariamente un trend occupazionale in crescita che nell’ultimo trimestre del 2012 ha fatto registrare 35mila disoccupati in meno.
 
Last but not leastgli stipendi. Un chimico fresco di laurea assunto in un’azienda tedesca comincia con uno stipendio che arriva a 48mila euro lordi l’anno, stesso discorso per gli ingegneri qualificati che possono arrivare a guadagnare oltre 63mila euro annui. Nel settore dell’Information Technology si passa dai 67mila euro lordi annui di un project manager ai 110mila di un responsabile dello sviluppo. 

E le tasse? Fino a ottomila euro è prevista un’esenzione, inoltre, vi sono alcune deduzioni legate ai premi assicurativi, alle donazioni e alle spese sostenute per la formazione professionale e il mantenimento dei coniugi. Il sistema fiscale ha una particolare struttura a tre livelli: accanto alle tasse federali, ci sono quelle regionali e comunali. 

Per quanto riguarda le aziende: 1) le imprese che risiedono in Germania pagano le tasse sui redditi prodotti ovunque; 2) le imprese non residenti pagano le tasse solamente per i redditi prodotti in Germania. 

L’IVA (che ha attualmente un’aliquota al 19%) si applica su tutte le movimentazioni di merci e servizi, ma vi sono alcuni servizi, per esempio quelli finanziari e sanitari, che ne sono esenti. 
Fonte : Yahoo Finanza

Salario minimo in Germania 8,50 euro ora dal primo gennaio 2015

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Il salario minimo è legge. Per la Germania un traguardo storico, per il resto d’Europa, che beneficerebbe enormemente di una domanda interna tedesca meno anemica, una buona notizia.

La battaglia è durata fino all’ultimo minuto, tra le imprese e le lobby che hanno tentato di allargarne le maglie e i sindacati che hanno cercato di garantire al contrario l’aumento a tutti – o quasi - a 8,50 euro l’ora. Ma alla fine la riforma è stata approvata oggi dal Bundestag a stragrande maggioranza - addirittura con soli cinque voti contrari - sia dai partiti di governo Cdu/Csu e Spd, sia dai Verdi; solo la Linke si è astenuta.
Dal primo gennaio del 2015 la Germania sarà il 21esimo Paese in Europa ad avere un minimo obbligatorio per la busta paga. La ministra del Lavoro, Andrea Nahles, ha parlato di una “pietra miliare” delle politiche sociali tedesche, di un provvedimento che garantirà “finalmente uno stipendio decente” a milioni di lavoratori. “Per dieci anni - ha detto - abbiamo discusso, per 10 anni abbiamo litigato sui pro e i contro, per 10 anni ha dominato il dibattito politico; ora che è arrivato, il salario minimo è motivo di gioia”.

Alla vigilia del via libera il “Mindestlohn” non ha spaccato solo le rappresentanze degli interessi, ha anche creato tensioni nella Grande coalizione. Il parlamentare della Cdu Peter Ramsauer, minacciando il proprio voto contrario e quello di altri colleghi di partito, ha sostenuto nei giorni scorsi che «il provvedimento va nella direzione sbagliata», mentre il capogruppo della Spd Thomas Oppermann l’ha difesa come una «riforma storica» che «significherà un grande passo verso una maggiore equità sociale». Anche la ministra Nahles ha ricordato spesso che ben 3,7 milioni di persone godranno del beneficio di una busta paga con un minimo garantito. Secondo indiscrezioni rilanciate dalla Bild, costerà quasi dieci miliardi di euro ai datori di lavoro.
Durante la scorsa settimana, proprio per venire incontro a quello che l’economista Klaus F. Zimmermann, direttore dell’autorevole istituto di studi sul lavoro Iza, definisce con una punta di preoccupazione «un esperimento storico, senza precedenti», il governo ha inserito alcune eccezioni nella legge. Il salario minimo già non veniva applicato ai disoccupati di lunga durata, a chi ha meno di 18 anni e agli apprendisti; adesso le eccezioni valgono anche per i lavoratori stagionali, per chi distribuisce giornali, per chi fa un tirocinio obbligatorio (quelli che lo fanno volontariamente dovranno aspettare tre mesi prima di accedervi).
Tuttavia i sindacati sono sul piede di guerra: l’associazione più potente, la Dgb parla di «errori gravi», il sindacato dei lavoratori dei servizi Ver.Di punta il dito contro le «scappatoie» dell’ultimo minuto. E lunedì la numero uno della Spd, Yasmin Fahimi ha respinto le critiche: «è un vero risultato» ha commentato a proposito di quello che è sempre stato considerato uno dei punti qualificanti del contratto di coalizione con Merkel per i socialdemocratici. Anzi, indirettamente ha accusato i sindacati di sconfessare accordi presi anche con loro: «insieme abbiamo concordato che serve una fase transitoria fino alla fine del 2016».
Per Zimmermann i dubbi riguardano anzitutto la cifra: gli 8,50 euro sono «una cifra alta, decisa a tavolino senza criteri scientifici: inventata, si può dire». Il secondo nodo, tradotto anche dalle associazioni imprenditoriali in una minaccia, riguarda gli effetti sull’occupazione. Secondo Zimmermann il salario minimo potrebbe portare alla perdita di molti posti di lavoro in Germania, «nelle stime più pessimistiche anche un milione, nei prossimi anni». Un altro rischio, spiega, è che si impenni l’immigrazione dall’est europeo, in particolare dalla Bulgaria e dalla Romania «dove il salario minimo è da un euro all’ora». Date anche un occhiata a questa infografia di altre nazioni europee e guardate i salari Infografia salari europei

Lavoro nero in europa la Germania detiene il record

lavorare a nero in germania ecco i numeri
La Germania, campione di rigore ed austerity, detiene in realtà un altro primato di cui non si può certo essere fieri: è prima in Europa per economia sommersa. Il lavoro nero tedesco vale 350 miliardi di euro, e impiega otto milioni di persone. Secondo il Suddeutsche Zeitung, le ragioni di questa dimensione vanno rintracciate nella passione per il contante dei tedeschi, uno dei popoli europei più ostili ai mezzi elettronici di pagamento.
Il quotidiano di Monaco riporta i dati di una stima calcolata dal colosso delle carte di credito Visa in collaborazione con l’università di Linz. In termini assoluti, e dunque non in percentuale sul Prodotto interno lordo, l’effettiva grandezza del mercato nero tedesco è piutosto rilevante. I lavoratori occupati in nero in Germania, sono ben otto milioni, concentrati nel piccolo commercio e nell’edilizia. Un tratto comune anche all’Italia, visto l’ampio fenomeno di caporalato nei nostri cantieri.
Dalla ricerca si evince come il fenomeno del lavoro sommerso in Germania si sia progressivamente stabilizzato, in concomitanza con la recente crescita economica del paese. Il valore più alto dell’economia sommersa è stato infatti stimato nel 2003, quando la Germania stava attraversando la più lunga fase di stagnazione della sua storia recente. All’epoca il nero valeva 370 miliardi, ed ovviamente aveva un’incidenza maggiore sul Prodotto interno lordo.
Circa un terzo del lavoro nero tedesco è nell’edilizia. Seguono a distanza il commercio al dettaglio, con il 17%, e la gastronomia, con il 15%. In termini assoluti la Germania è prima in Europa, ma in termini relativi, ovvero in percentuale sul Pil, la dimensione del lavoro nero assume un peso maggiore in realtà come quelle dell’Est Europa, dove si parla di circa il 30% del Pil, o in Italia così come in tutto il Sud Europa dove l’economia sommersa è stimata intorno al 20%.
Ma non tutti i mali vengono per nuocere. Secondo i ricercatori dell’Università di Linz, infatti, il reddito da lavoro nero è utile a temperare gli effetti drammatici delle recessioni, consentendo l’auto-sostentamento a persone che sarebbero altrimenti disoccupate e assolutamente prive di un guadagno.
Persino le stime sulle effettive risorse sottratte allo Stato vanno riviste: una parte del denaro sommerso rientra infatti nei canali ufficiali attraverso l’Iva. Se queste persone fossero private del guadagno da lavoro nero non consumerebbero e non contribuirebbero a creare valore aggiunto nell’economia reale.
Fonte : http://www.blitzquotidiano.it

Lavoro in Germania gelaterie e ristorazione le brutte esperienze di molti Italiani

italiani sfruttati in germania ristorazione e gelaterie
Su numerosi gruppi facebook si discute di esperienze a dir poco traumatiche e sembra proprio che le gelaterie e i ristoranti italiani in germania sono nel mirino e sono una bruttissima esperienza di lavoro ; Orari lavorativi che arrivano a superare anche le 12 ore al giorno senza pausa e neanche il tempo per mangiare ,stipendi da fame ( a quanto pare molti parlano di cifre del tipo 600 o al massimo 800 euro mensili ) Lavoro a nero ,alloggi dove si dorme in 5 o 6 in un unica camera ,proprietari schiavisti che approfittano del fatto che pochissimi parlano il tedesco e non conoscono le leggi in germania (vi posso garantire che le leggi in germania in materia di lavoro sono molto rigide e basta poco per far chiudere un locale ) Personalmente e' capitato anche a me di finire qualche anno fa' nelle grinfie di due ristoratori da cui sono stato sottopagato ,ma al epoca non conoscevo la lingua e le leggi in materia di lavoro ,oggi invece le cose nel mio caso sono cambiate e lo auguro anche a tutti voi Ho scritto queste poche righe per invitarvi a raccontare la vostra esperienza nei commenti di questo articolo in modo da poter mettere in guardia altri italiani che cercano lavoro in germania e che purtroppo capiteranno sicuramente in questi settori lavorativi non conoscendo la lingua .Vi prego solo di non citare i nomi dei vostri datori di lavoro o il nome del azienda nei commenti , in quanto si puo' incorrere in qualche denuncia per diffamazione (anche se meriterebbero di essere citati con nome e cognome ) Basta solo inserire la citta' o il paese dove avete lavorato ,questo gia puo' bastare a far capire ad altri utenti di chi si parla .Come si puo' leggere nei commenti la situazione e' reale ed il problema e' molto evidente Questo post verra' aggiornato di continuo ,passate a visitare la pagina per leggere i nuovi commenti .Commenta la tua esperienza nel box sotto Grazie a tutti. Leggi anche : Lavoro nero in Germania

Perche' cacciare la Germania dal Eurozona secondo il Prof.Chovanec

economia tedesca in europa
Su Foreign Policy il prof.  P. Chovanec, della Columbia University,  ribadisce che il problema dell’eurozona sono gli squilibri tra i paesi, non i debiti pubblici. In questo senso, la Germania è il paese più sbilanciato di tutti, e una sua uscita dall’euro sarebbe la soluzione migliore, come già da tempo ha chiarito il Manifesto di Solidarietà Europea.
Lo scorso anno, la Germania ha registrato un surplus commerciale record di 217 miliardi di euro, seconda solo alla Cina nel dominio globale delle esportazioni. Per alcuni, questo fa della Germania un faro luminoso in un’economia dell’eurozona altrimenti anemica — un “fattore di crescita,” come la definisce il ministro delle finanze tedesco, Wolfgang Schäuble. In realtà, le croniche eccedenze commerciali tedesche sono al cuore dei problemi dell’Europa; anziché stimolare l’economia globale, la stanno trascinando a fondo. Il modo migliore per porre fine a questa situazione perversa è che la Germania lasci l’eurozona.
Di solito i tedeschi rispondono a tali accuse con una sorta di disorientamento risentito. Abbiamo eccedenze commerciali, spiegano pazientemente, semplicemente perché siamo molto più competitivi rispetto alla maggior parte dei nostri partner commerciali. Potete incolparci, chiedono, se il mondo preferisce acquistare le superiori merci tedesche (e non hanno nulla di desiderabile da darci in cambio)? Quindi il ragionamento è questo: il resto del mondo deve solo migliorare, fare i compiti a casa e diventare un po’ più simile alla Germania. Nel frattempo, non ci dovete odiare perché siamo bravi e belli…
Contrariamente a quanto sostiene la mitologia popolare, tuttavia, non c’è assolutamente alcuna ragione per cui l’essere “competitivi” costringa ad avere un avanzo commerciale.
Già nel 1817, l’economista David Ricardo spiegò che il miglior presupposto per il commercio è avere un vantaggio comparato, non assoluto. In altre parole, anche se un paese è più bravo a fare tutto, dovrebbe esportare ciò che sa fare meglio e importare quello in cui è meno competitivo. Avere un vantaggio generalizzato non implica che sia economicamente sensato produrre tutto in casa propria, e men che meno vendere più di quello che si desidera avere in cambio. O, per dirla in modo un po’ diverso, non esiste una ragione intrinseca per cui guadagnare di più non possa significare spendere di più, consumando beni pubblici e privati, nonché investire di più in  capacità produttiva futura.
Le eccedenze commerciali si hanno quando un paese sceglie di spendere meno di quanto produce — quando ha un eccesso di risparmio, che va oltre la sua necessità  di credito interno. L’eccesso di risparmio viene prestato all’estero, finanziando così la possibilità di un altro paese di spendere più di quanto produce e, con un deficit commerciale, acquistare la produzione eccedente del suo finanziatore. È vero che un paese altamente produttivo potrebbe avere le risorse per produrre un eccesso di risparmio, mentre un paese meno produttivo potrebbe essere incline a prendere in prestito anziché trovare i risparmi di cui ha bisogno. Ma fondamentalmente, gli squilibri commerciali nascono non da un vantaggio competitivo, ma da delle scelte su quanto risparmiare e su dove distribuire il risparmio — in patria o all’estero.
In alcune circostanze può avere senso riportare degli squilibri commerciali? Certo che sì. Nel XIX secolo, la rivoluzione industriale della Gran Bretagna le ha consentito di ottenere grandi profitti dall’aumento della produzione, parte dei quali sono stati investiti negli Stati Uniti. Questo denaro prestato all’economia americana in rapida crescita ha generato rendimenti superiori a quelli che avrebbe prodotto in patria, creando al contempo un mercato di sbocco per le merci britanniche. I potenziali guadagni di produttività hanno creato una situazione “win-win”: aveva senso per gli americani prendere in prestito e per i britannici concedere prestiti. Ma questo caso evidenzia anche una cosa che è facile dimenticare: avere un avanzo commerciale significa finanziare il deficit commerciale di qualcun altro.
La crisi dell’Eurozona è spesso definita una crisi di debito. Ma, in realtà, l’Europa nel suo complesso non ha avuto un problema di debito estero, ma un problema di debito interno: le eccedenze commerciali tedesche e il crescente debito nella periferia europea erano le due facce della stessa medaglia.
I tedeschi hanno risparmiato (molto), e la moneta unica li ha indotti — anziché a risparmiare di meno o a investire questi soldi in patria — a prestarli ai loro partner commerciali dell’eurozona, che li hanno usati per acquistare merci tedesche. Nel 2007, il surplus commerciale tedesco aveva raggiunto i 195 miliardi di euro, tre quinti del quale proveniva dall’eurozona. Berlino può anche chiamarla “parsimonia”, ma non si può dire che l’eccesso di risparmio della Germania, che spesso le sue banche avevano difficoltà a mettere a frutto, sia stato investito bene. Al contrario, esso ha dato ai tedeschi l’illusione della prosperità, scambiando lavoro reale (che si riflette nel PIL) con cambiali di carta che potrebbero non essere mai ripagate.
Qualcosa doveva cambiare, ma cosa? Normalmente, ogni paese avrebbe perseguito la propria politica monetaria, contando sugli aggiustamenti del cambio per spostare la localizzazione della domanda, da quei paesi che non possono permettersela a quelli che invece potrebbero. Con una moneta unica, però, questo aggiustamento non si è potuto verificare. Allora, i debitori europei sono stati costretti a ridurre drasticamente la domanda, attraverso una combinazione di austerità fiscale e rientro dal debito. I loro disavanzi commerciali con la Germania sono calati sensibilmente — ma a causa di minori importazioni, non di maggiori esportazioni. Tutti i cosiddetti PIIGS (Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna) hanno visto crollare il loro commercio complessivo con la Germania — nel caso di Grecia e Irlanda, di più di un terzo. Così, il riequilibrio avvenuto in Europa, è avvenuto a scapito della crescita.
L’Eurozona è finita in trappola. I paesi europei avevano bisogno di muoversi in direzioni diverse, ma sotto una moneta unica si sono trovati costretti allo stesso passo. In Europa “vivere nei limiti dei propri mezzi” ha voluto dire una Germania che ha continuato a risparmiare più di quanto consumava, anziché sostenere la tanto necessaria domanda di beni. L’allentamento monetario — e un euro più debole — si limitano semplicemente a deviare gli squilibri interni dell’Europa verso l’esterno. Il surplus commerciale della Germania con gli Stati Uniti è esploso (aumentando del 49% tra il 2007 e il 2013) e i deficit nei confronti di Cina e Giappone sono collassati (riducendosi del 71% e del 78% rispettivamente). Nel frattempo, la bilancia commerciale della Germania con il Brasile e la Corea del Sud si è capovolta, da deficit a surplus.
A partire dal 2012, praticamente tutta la crescita del PIL dell’eurozona, su base annua, è arrivata dalle esportazioni nette — ulteriore conferma della debolezza della domanda interna europea come motore di crescita. È discutibile, tuttavia, se affidarsi all’accumulo di ulteriore debito da parte degli americani — e rischiare che essi vadano nella direzione della Grecia — sia in realtà una strategia affidabile. In linea di principio, ha più senso ridurre il deficit commerciale dell’Europa con la Cina. Ma in pratica, questo ha voluto dire non tanto intercettare il mercato cinese di consumo di massa quanto vendere macchinari e beni di lusso nel boom cinese degli investimenti alimentati dal credito, che in se stesso è rivolto al mantenimento dell’enorme avanzo commerciale verso gli Stati Uniti. La questione non è — come spesso viene presentata — cosa sia giusto – ma cosa sia sostenibile. E una situazione in cui gli americani interpretano il ruolo di “consumatori di ultima istanza” del mondo, continuando a prendere soldi in prestito e vivendo al di sopra dei propri mezzi, non è sostenibile.
Quindi che cosa si dovrebbe fare? La soluzione migliore – e la meno probabile — è che la Germania esca dall’euro e permetta al nuovo marco tedesco di rivalutarsi. In questo, l’esperienza degli Accordi di Plaza del 1985 dà qualche speranza. Mentre uno yen più forte ha raschiato appema la superficie del surplus commerciale strutturale del Giappone, il comportamento tedesco si è rivelato molto più sensibile agli incentivi derivanti da un marco più forte.
L’anno scorso, i politici tedeschi si sono dimostrati molto più disposti a provare ad aumentare la domanda innalzando il salario minimo, tagliando l’età pensionabile e aumentando le pensioni — mosse che potrebbero funzionare, ma rischiano di danneggiare la produttività, che in definitiva è all’origine della capacità di consumo della Germania . Perversamente, quegli stessi politici si rifiutano di tagliare le tasse o aumentare la spesa pubblica, cosa che nel 2014 ha portato la Germania a conseguire il suo primo bilancio federale in pareggio dal 1969, un anno prima del previsto. Per la maggior parte dei tedeschi, qualsiasi riferimento al fatto che questa disciplina fiscale dovrebbe essere allentata puzza di sregolatezza in stile greco, ma c’è un altro modo di vedere la questione. L’eccesso di risparmio è già lì; l’unica domanda è “dove” prestarlo. Un indebitamento sul mercato interno per guidare una vera ripresa europea potrebbe essere preferibile a buttarlo (ancora una volta) all’estero, in modo che gli altri comprino cose che in realtà non possono permettersi.
Con una popolazione che invecchia, forse è comprensibile che i tedeschi vogliano risparmiare. Ma non c’è alcuna ragione intrinseca per dirigere quel risparmio all’estero quando c’è una urgente necessità di distribuirlo in casa. La «crescita» guidata dalla Germania finanziando squilibri commerciali insostenibili — all’interno e all’esterno dell’eurozona — è un’illusione. È una crescita presa in prestito, solo per un po’. Per la Germania, e per il mondo, è un cattivo affare.

Che cosa e' il Minijobber o Minijob in Germania

Minijob minijobber lavoro in germania italiani
Tutti avranno sicuramente già sentito parlare del cosiddetto fenomeno “minijob” in Germania. Ma in cosa consiste esattamente? Quali sono i vantaggi e gli svantaggi di questo tipo di contratto? Va precisato che a molti stranieri non é del tutto chiaro se si tratti di un'opportunità più o meno positiva offerta dallo stato tedesco ai suoi cittadini. Vediamo dunque di capirlo assieme in questo articolo.

Il Minijob in Germania é una geringfügige Beschäftigung (definito in tedesco anche 400-Euro-Job), vale a dire un “lavoro scarsamente remunerato”, in quanto prevede una remunerazione massima si 400 € al mese, e costituisce l'altra faccia del boom occupazionale in Germania. Questo tipo di contratto non prevede il pagamento di tasse e permette ai lavoratori di vivere parzialmente con gli aiuti sociali. Essi raramente possono aspirare ad una normalizzazione del loro rapporto di lavoro e ciò crea molto malcontento. Purtroppo né i sindacati, né gli imprenditori sono contenti di questa situazione, eppure il numero dei lavoratori assunti con questo tipo di contratto continua ad aumentare costantemente: oggi si possono infatti contare 7,3 milioni di lavoratori scarsamente retribuiti.

Un lavoratore su quattro esercita un minijob in Germania

I minijob in Germania sono stati introdotti nel 2003 con lo scopo di riattivare l'occupazione e la speranza che un lavoro di questo tipo potesse trasformarsi in un'opportunità più seria in futuro. Ciò si verifica in rarissimi casi, come ha reso noto l'agenzia federale del lavoro, e conseguentemente il numero dei lavoratori assunti con questo tipo di contratto é aumentato notevolmente nel corso degli ultimi anni al punto da poter affermare che oggigiorno un lavoratore su quattro in Germania rientra nella categoria degli “scarsamente retribuiti”. Si tratta di oltre 7 milioni di persone e per 5 delle quali il minijob costituisce l'unica forma di sostentamento. I restanti 2 milioni lo combinano con un'altra occupazione, spesso part-time, per arrotondare.

In quali settori si concentrano principalmente i minijob in Germania?

I minijob in Germania si concentrano solo in alcuni settori, come ad esempio nella vendita in negozi o nei grandi magazzini, dove spesso c'è bisogno di ulteriore personale in alcuni momenti o in particolari giorni della settimana, ma si possono trovare lavoratori di questo tipo anche nei ristoranti, negli hotel e più in generale nel settore turistico, in cui si é registrato un aumento impressionante di personale assunto con questo tipo di contratto, si parla addirittura di un incremento del 500% tra il 2000 ed il 2008.

Quali sono i diritti dei minilavoratori?

Secondo i ricercatori dell'Università di Duisburg-Essen questi lavoratori non hanno gli stessi diritti degli altri: essi spesso lavorano più ore percependo uno stipendio inferiore, inoltre non hanno ferie e malattie retribuite. I gruppi più a rischio di percepire un salario inferiore a 9,15 € sono i giovani sotto i 25 anni, gli stranieri e le persone che non hanno alcuna formazione professionale

A chi puó tornare utile un minijob?

Come già precisato precedentemente, il minijob in Germania rappresenta l'altra faccia del boom occupazionale che si é avuto in questo paese negli ultimi anni, ma va considerato che vi sono categorie sociali a cui un contratto di questo tipo conviene e spesso rappresenta una forma di sostentamento fondamentale. Pensiamo ad esempio agli studenti, che riescono ad affiancare allo studio un lavoretto che non sottrae molto tempo allo studio, ma allo stesso tempo gli garantisce una minima entrata per poter affrontare le proprie spese, senza gravare molto sulle spalle dei propri genitori.

Inoltre vi sono lavoratori, assunti con contratto regolare, che intendono arrotondare il proprio stipendio, affiancando alla propria attività professionale una piccola occupazione, anche saltuaria, durante il fine settimana. Per quest'ultima categoria, il minijob non rappresenta una forma di sostentamento, bensì un modo di aumentare la propria remunerazione e potersi concedere un tenore di vita leggermente più elevato. Bisogna ovviamente considerare a livello fiscale se ciò va a gravare notevolmente sul reddito familiare e se comporta il pagamento di maggiori tasse allo stato. Utilizzando uno strumento di calcolo online, ad esempio, si può verificare quanto sia vantaggioso, da un punto di vista fiscale, l'affiancamento di un minijob alla propria attività professionale principale.
Fonte : http://www.germanitalia-job.com

Stranieri sfruttati in Germania pagati la meta' dei tedeschi

Sfruttamento lavoro Germania Italiani schiavi
La Germania non è di certo il paradiso. Almeno per decine di giovani lavoratori spagnoli che in questi anni di crisi economica, armi e bagagli in mano, si sono trasferiti a Berlino. Infermieri trentenni che guadagnano la metà dei loro colleghi tedeschi con turni di 12 ore, lavoratori di aziende IT che guadagnano 300 euro per un full time e contratti abusivi sono solo alcuni degli esempi che i giovani iberici hanno dovuto affrontare. Almeno finora. A Berlino adesso è nato il Gas, Gruppo di Azione Sindacale, pensato per mettere in relazioni i lavoratori spagnoli con i sindacati tedeschi. Lo chiamano “ufficio precario”. “Vogliamo aiutare i ragazzi che vengono qui a cercare lavoro, spiegare loro come registrarsi al Comune, sbrigare le pratiche burocratiche, ma soprattutto fare azione sindacale”, dicono gli attivisti che in quattro mesi di vita hanno aiutato già decine di spagnoli arrabbiati.

Tra questi, in particolare, quelli di un’azienda sanitaria, la Gip, che, grazie al programma europeo Work & Travel Europe, ha assoldato infermieri di Madrid nei suoi centri di salute. “Siamo andati dal Gas perché non riuscivamo più a tollerare che a noi l’azienda ci pagasse 9,5 euro all’ora, mentre un collega tedesco può arrivare a guadagnarne 15. E se lasciamo il lavoro prima di un anno e mezzo dalla stipula del contratto, ci obbligano a pagare una multa che può arrivare agli oltre 6 mila euro”, racconta Natalia, che non vuole rivelare il cognome. Senza contare i turni di 12 ore di lavoro seguito, 7 giorni su 7, privi di riposo.

A Berlino è nato il "Gas", Gruppo di Azione Sindacale, pensato per tutelare i diritti dei lavoratori spagnoli tra contratti abusivi di ogni tipo, infermieri che guadagnano il 50% dei colleghi locali, lavoratori full time nel settore dell'IT che portano a casa 300 euro. Sfruttati anche ragazzi reclutati attraverso il programma europeo "Work & Travel Europe"

Gli attivisti assicurano che la reazione del sindacato tedesco Verdi, il secondo nel Paese, è stata positiva. Anche un deputato del Die Linke ha preso parte a una delle riunioni, mostrando il suo sostegno. Nei giorni scorsi un volantino firmato da Verdi, il Gruppo di Azione Sindacale e il movimento degli indignados di Berlino chiedeva all’azienda lo stesso salario per lo stesso lavoro e la stessa qualifica: insomma, niente contratti che obbligano a rimanere legati alla società, chiarimento del sistema di assegnazione dei posti di lavoro in varie città della Germania e soprattutto garanzia d’indennità per malattia e diritto alle pause durante la giornata di lavoro. Detta così, sembra di esser tornati indietro di decenni. Ma tant’è.

La società non ha risposto nulla, si è vista solo costretta, un paio di settimana fa, a sospendere il programma europeo di reclutamento all’estero. Oltre 100 infermieri spagnoli e greci avrebbero infatti aderito al programma, finanziato dalla comunità europea, per poi trovarsi in una condizione di sfruttamento lavorativo rispetto ai colleghi tedeschi, col loro stesso titolo. “L’azienda ha cancellato il programma accusandoci di aver protestato troppo”, confessa Natalia. Ma il problema per chi ha firmato il contratto è ancora lì, nero su bianco.

Questi infermieri – circa 30 – infatti non sono gli unici ad essere scesi sul piede di guerra. Sono già sei le aziende tedesche dove i lavoratori spagnoli hanno denunciato irregolarità alla Dgb, la Confederazione dei sindacati tedeschi, che sta organizzando un tavolo tecnico sulla questione a Berlino. Tanto più che il problema tocca da vicino anche i lavoratori tedeschi che molte volte si vedono rifiutati aumenti o migliorie sociali, con la scusa che ci sono sempre spagnoli, greci o portoghesi disposti a fare lo stesso lavoro per molto meno. Una situazione che, secondo gli attivisti del Gas, ha inasprito la tensione tra lavoratori locali e stranieri, generando alcuni casi di intolleranza, molto vicini alla xenofobia.
Fonte : @si_ragu Il fattoquotidiano

10 motivi per imparare il tedesco

Imparare il tedesco 10 motivi per la lingua germania
1. Il Tedesco è la lingua più parlata in Europa
In Europa 100 milioni di persone parlano il Tedesco come madrelingua, moltissimi altri come seconda. In tutto il mondo 120 milioni parlano il tedesco. Oltre 20 milioni di persone intraprendono lo studio del Tedesco. Il tedesco dà opportunità di maggiore mobilità sia nel viaggio di istruzione, nell'impegno culturale, nello studio e lavoro, permette di stabilire rapporti diretti con i partner di lingua tedesca e di acquisire maggiore consapevolezza della propria cittadinanza europea. Parlare il Tedesco significa superare gli ostacoli, raggiungere i mercati interni ed oltre frontiera, trasmettere voglia di collaborazione, di fiducia e serietà.

2. La Germania ha la terza economia al mondo
Il Tedesco apre il mondo del Lavoro ed è una marcia in più per chi cerca una occupazione in Italia o nei Paesi in cui si parla il Tedesco. Circa 200 aziende tedesche hanno sede nella Provincia di Verona (Volkswagen, Viessmann, Douglas, Lidl, ...). La Germania è il primo mercato di riferimento per Verona, l'import rappresenta il 43,1% sul totale, l'export il 15,3%. Il Tedesco è quindi la carta vincente.

3. Conoscere il Tedesco crea opportunità commerciali
L'investimento linguistico apre le porte al mondo del lavoro: in ambito economico, commerciale, finanziario e turistico, è quindi un investimento per il futuro. La Germania è il primo partner commerciale per l'Italia con una forte richiesta di personale qualificato con ottime conoscenze del Tedesco. La conoscenza del Tedesco vi proietta al centro delle industrie del futuro!

4. I Tedeschi sono innovatori
Essere all’ avanguardia è sinonimo di successo e conoscere il Tedesco vi aiuterà ad essere in prima fila.

5. I Tedeschi sono i maggiori turisti al mondo
L'impiego nell'industria turistica (alberghi, campeggi, ristoranti, compagnie aeree, aeroporti, ferrovie, autonoleggi) sarà facilitato se conoscete bene il tedesco e si aprirà una porta per la vendita del vostro prodotto.

6. I Tedeschi hanno la seconda presenza più numerosa su internet
La Germania ha 8 milioni di domini internet e il suffisso .de è il secondo più popolare dopo il .com, quindi si aprono le possibilità occupazionali tedesche on-line.

7. Un libro su dieci al mondo è pubblicato in tedesco
Leggere libri in lingua originale è un’esperienza insostituibile per conoscere il pensiero dell'autore.

8. Nazioni che parlano Tedesco hanno una ricca tradizione culturale
Studiare in Germania o trascorrere soggiorni brevi nell'ambito del progetto Erasmus o in un intero corso di studi universitari apre le porte alla carriera di ricerca in Germania. La conoscenza del Tedesco apre il mondo della cultura, dello studio.

9. La Germania fornisce assistenza finanziaria a 60 mila scambi internazionali ogni anno
Il Deutscher Akademischer Austausch Dienst sponsorizza professori, scienziati, insegnanti e studenti per periodi di ricerca e studio in Germania.

10. Il Tedesco non è più difficile di altre lingue
Studiare il Tedesco dopo l'Inglese risulta particolarmente facile. La conoscenza della lingua tedesca contribuisce alla informazione di prima mano, all'entusiasmo di guardare oltre le frontiere e quindi all'apertura mentale e di nuovi orizzonti.

Esistono molti corsi online gratuiti eccovi un elenco :
Loecsen - Tedesco On line -  Deutchs akademie
Altri link sono in aggiornamento ritorna a visitare questa pagina
Fonte : Facebook/Emanuela Bonfiglioli

Attenzione alle proposte di lavoro truffa ecco come riconoscerle

Proposte di lavoro truffe e false online
Ecco le 10 regole d'oro per non cadere vittime di un raggiro.

1. Le aziende affidabili non nascondono nulla: descrivono subito lavoro offerto, requisiti richiesti e compenso. Fanno leggere e firmare un contratto primadi iniziare qualsiasi sorta di attività.

2. Una società affidabile che vi offre un’occupazione (in ufficio o da casa), vorrà certamente vedere prima il vostro curriculum vitae e le vostre referenze.

3. Può sembrare banale, ma vale la pena di ripeterlo: quando un'offerta sembra troppo bella per essere vera, probabilmente è falsa.

4. Diffidate delle aziende che non indicano la propria ragione sociale e la partita Iva.

5. Effettuate ricerche on line - ad esempio nel registro imprese della Camera di commercio o sul sito dell’Agenzia dell’Entrate - per verificare l’affidabilità dell’azienda proponente.

6. Guardate con molto sospetto aziende che vi chiedono contributi economici per poter avviare il rapporto di lavoro.

7. Non acquistate kit o materiali di qualsiasi tipo necessari per l'avvio di un'attività a domicilio.

8. Diffidate di chi vi chiede di fornire dati personali, indirizzi e-mail e recapiti telefonici con la promessa di ricontattarvi: spesso si tratta soltanto di catene di Sant'Antonio.

9. Prendetevi sempre tutto il tempo necessario per riflettere e verificare la validità e l'autenticità dell'offerta. Diffidate di chi ha fretta di farvi concludere.

10. Non iscrivetevi a vostre spese a corsi o training di avviamento al lavoro. Di solito è l'azienda che assume a farsi carico delle spese. Nei rari casi in cui il corso viene addebitato al lavoratore, il corrispettivo viene detratto dal primo stipendio.


In ultimo vi aggiungo di diffidare di agenzie nel settore gastronomia che chiedono soldi per iscrizioni o altro che sono molto diffuse in Germania e non solo .Gastrojob - Gastrounion e Luca fantin Job chiedono soldi e ci sono centinaia di testimonianze in merito su numerosi gruppi facebook e forum ,quindi state alla larga 

Aumenta l'immigrazione di Italiani verso la Germania

Immigrazione italiani in germania 2015
La Germania si conferma un Paese di immigrazione, con arrivi in costante aumento. Nella prima metà del 2014 hanno scelto come destinazione la prima economia europea 667mila persone, in crescita del 20% (112mila)rispetto allo stesso periodo del 2013. Il saldo netto dell’immigrazione - entrate meno uscite - ha visto un incremento del 17% a 240mila persone, quarto anno consecutivo di aumenti a doppia cifra.

Per l’intero 2014 l’ufficio di statistica si aspetta un saldo netto di mezzo milione. L’ultima volta che si erano registrati flussi tanto ingenti risale all’inizio degli anni Novanta, in seguito alla caduta del Muro di Berlino e la disegregazione del blocco a Est. Negli ultimi anni si è avuta una chiara inversione di tendenza nei saldi migratori in Germania: fino al 2009 era infatti più elevato il numero di quanti lasciavano il paese rispetto ai nuovi arrivi.

Un mercato del lavoro in costante crescita ha ribaltato la situazione facendo della Germania una destinazione chiave d’immigrazione in area Ocse. La maggior parte degli stranieri, circa i due terzi, arriva dalla Ue rispetto al 40% del 1999, sottolinea Andreas Rees, capo economista per la Germania di UniCredit Research. I due paesi con i flussi maggiori sono stati Romania e Polonia (con una quota del 16% ciascuno) seguiti dalla Bulgaria (6%) e dall’Italia (5,5 per cento). Un importante cambiamento strutturale, mette in evidenza l’analista, riguarda il livello di istruzione della nuova immigrazione: nel 2000 soltanto il 23% degli immigrati aveva era laureato mentre nel 2013 la quota ha raggiunto il 39 per cento. Inoltre, i dati dell’agenzia federale del lavoro mostrano come tra il 2010 e il 2014 su 1,7 milioni di nuovi posti di lavoro dipendente creati, un milione circa è stato occupato da stranieri.
Fonte : Il Sole 24 ore